Grande Cucina April 2014

Se il silenzio potesse parlare, qui farebbe sentire la sua voce interiore. Sussurrando il senso delle cose. In un lucreziano De Rerum Natura di moderna concezione. Qui, in un Abruzzo dalla pelle verde, dal volto serioso e dalle rughe scavate dal vento e dal tempo. Qui, nell’Aquilano, a Castel di Sangro, dove tutto e nulla coincidono. Dove ci si sente al centro dell’universo e anni luce dal mondo. Dove le stelle stanno a guardare, come splendide sentinelle, l’eterea terrazza di Casadonna: mura del Cinquecento, ex convento femminile, odierno baluardo della culinaria sperimentazione. Che, ovviamente, ha il suo epico bardo: Niko Romito. Quarant’anni, sangrino doc, tre astri Michelin in sei anni e cantore ufficiale di una cucina Reale, nella più stretta accezione del termine. In primis, perché così si chiama il suo ristorante, nella terra di mezzo fra il Parco Nazionale della Majella e quello d’Abruzzo, Lazio e Molise. E poi perché la sua è una cucina vera. E non solo nel significato di autentica e pura, ma addirittura nel concetto di assoluta. Mirante il punto del non ritorno. Quello in cui si raggiunge la perfezione ideale dell’ingrediente, che diviene archetipo e primordiale esemplare di se stesso. Della serie: dopo di lui, il niente. E tutto grazie a un percorso apparentemente facile e infinitamente composito. Che attraversa tre stadi, come spiega il tristellato chef…

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